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Il bottone nacque in Francia nel tredicesimo
secolo, ma sul finire dell'800 la moda francese era all'apice del suo
splendore soprattutto grazie allo stile liberty e all’art déco.
Fino alla fine degli anni ‘30 i bottoni erano confezionati con resine
naturali e madreperla e avevano svariate forme e decorazioni,
addirittura vi potevano essere rappresentati anche cose ed animali;
per esempio alcuni bottoni degli anni ‘20 raffiguravano una nave in
partenza e un marinaio, cioè simbolo dell'immigrazione.
Rispetto agli inizi del secolo, i bottoni in questi anni subiscono un
decadimento continuo soprattutto nella loro qualità ed in particolare
negli anni ’40, quando a causa della guerra non vi erano più materiali
pregiati e per realizzarli veniva utilizzato quasi esclusivamente il
legno.
Finita la guerra si ritorna a vivere ed a produrre, e così si hanno di
nuovo molte varietà di bottoni soprattutto in galatite e stoffa.
Nel 1950 la moda della tunica mette in crisi il bottone perché non
necessario, anche se si tratterà di un periodo breve, in questo
decennio vengono prodotti molti bottoni di grandi dimensioni. Negli
anni ‘60 grazie allo sviluppo economico italiano si creano bottoni
bellissimi, eleganti e pregiati, portando le firme di grandi stilisti
come Armani e Valentino.
I benestanti di questo periodo ostentavano la loro ricchezza in modo
sfacciato, questo scatenò soprattutto da parte dei giovani la
contestazione del ’68, la quale a sua volta portò ad una nuova crisi
economica che colpì anche il settore dei bottoni che così scompaiono
quasi del tutto, tranne quelli puramente funzionali. Nei primi anni
‘70 le ditte produttrici di bottoni cercano di reagire alla crisi
producendo bellissimi oggetti economici ma la clientela, per difendere
la propria privacy, era interessata a bottoni poco evidenti.
Nel frattempo si affermavano i jeans e gli abiti in stile militare,
soprattutto tra i giovani, così le guarnizioni erano composte da
fibbie, catene e bottoni di piombo. Ma anche questo periodo di crisi
collettiva passa e sotto la spinta del governo Craxi, amante del
lusso, nasce un nuovo miracolo economico.
Gli stilisti di moda italiani sono sulla cresta dell'onda e con loro i
bottoni ritornano protagonisti.
Dal 1985/86 al 1992 i bottoni fatti industrialmente raggiungono una
bellezza ed una ricchezza unica. Per l'acquisto dei bottoni per un
abito si arriva a spendere anche Lit 100.000. Nel 1992 scoppia lo
scandalo nazionale di “tangentopoli” e ricomincia la crisi che dura
ancora, agli inizi del 2000.
I bottoni scompaiono un'altra volta e si ritorna al funzionale. Ma non
è solo la crisi economica a giustificare quella totale del bottone, le
cause sono diverse. Le più importanti derivano dal fatto che gli
stilisti hanno cambiato il modo di vestire della donna e nei nuovi
modelli i bottoni non esistono e per questo le sarte cominciano pian
piano a scomparire. Di conseguenza le mercerie iniziano a chiudere e
la produzione industriale non può più andare avanti se non esiste
consumo.
Le ditte produttrici provano a presentare bottoni bellissimi fatti con
materiali trasparenti o naturali come il legno, le madreperle lavorate
a mosaico, il sughero, eccetera.. ma la crisi è pesante e si vedono
solo bottoni piatti di madreperla verniciata e opacizzata.
Il distretto del bottone:
viene chiamata così l'area compresa tra le province di Bergamo e
Brescia, la quale è altamente specializzata nella produzione di
bottoni e non solo; infatti anche nel settore tessile - abbigliamento
sono i numero uno, fornendo il nostro paese ma anche l'estero.
Le prime produzioni italiane di bottoni a carattere industriale
risalgono al 1850. Prima la produzione era artigianale per soddisfare
le singole sartorie, ma col passare del tempo alcuni imprenditori
cominciarono a creare fabbriche per la produzione dei bottoni e già
agli inizi del ‘900 l'Italia superò la Germania, la quale fino ad
allora aveva il primato in questo settore. In breve tempo sorsero
importanti stabilimenti nel bergamasco, bresciano e piacentino.
In Italia il primo stabilimento per la produzione dei bottoni fu
fondato a Palazzolo sull'Oglio nel 1857 da Eduardo Tacchini, il quale
fondò la prima fabbrica, la Tacchini e Fanti, che dopo circa venti
anni venne assorbita dalla SAMB (società anonima manifattura bottoni).
Così negli anni si è verificata una gemmazione di industrie che si
sono poi specializzate ognuna nella produzione di un tipo di bottone:
sintetico, naturale, in metallo, ecc.. |