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Contrariamente a quello che si pensa i blue-jeans
non sono un'invenzione americana ma bensì sono originari dell'Italia
più precisamente di Genova. Proprio dalla città di Genova deriverebbe
secondo alcuni il nome jeans, frutto di una contrattura
dell'espressione blu di Genes, blu di Genova.
I mercati del medioevo conoscevano già il tessuto proveniente da Nimes,
di cui deriva appunto la denominazione di denim. La città di Nimes
diventò uno dei luoghi più attivi di tutta Europa nella produzione di
tessuti, l'intera zona si trasformò in una famosa area di produzione
tessile grazie alla sargia di Nimes.
Questa sargia usata per la fabbricazione delle vele d’imbarcazione e
per i teloni da copertura, è molto ricercata, si tratta di cotone
molto resistente anche per il suo intreccio diagonale, duraturo e
facilmente lavabile, dal caratteristico colore blu dovuto alla tintura
del filo di ordito con l’indigo.
Il jeans nasce nella seconda metà del 500 e in seguito per la sua
resistenza, il tessuto venne utilizzato per confezionare i pantaloni
da lavoro dei “camalli” cioè gli scaricatori di porto.
Nell'800 con le grandi emigrazioni la tela blu di Genova arrivò in
America dove venne utilizzata per realizzare gli abiti per i minatori
in California. Fu proprio in America che il nome cambiò da blu Genes
in francese, a blue-jeans.
A partire dal 1850 il termine jeans viene utilizzato per disegnare non
il tessuto ma un modello di pantaloni. Saranno i cercatori d'oro ad
utilizzare per primi pantaloni a cinque tasche prodotti a San
Francisco da Levis Strass.
I cow-boys del Far West utilizzarono il tessuto per confezionare oltre
ai pantaloni anche le robuste giacche con molte tasche.
Nel 1920 si introducono in America non più solo come capo da lavoro,
ma diventano anche capo militare.
Il jeans arriva in Europa con le truppe statunitensi di liberazione
nella seconda guerra mondiale. Da allora la storia continua ed è a
lungo segnata dal proibizionismo americano di indossarli a scuola e
allo stesso tempo da un'ampia utilizzazione cinematografica da parte
di attori come Marlon Brando e James Dean.
Negli anni ‘50 saranno riammessi nelle università ai tempi di Bob
Dylan.
Negli anni ‘60 diventano la divisa dei giovani, sono il denominatore
che accomuna i giovani ribelli. La contestazione giovanile adotta il
mitico modello 501 a divisa collettiva, simbolo delle ideologie
rivoluzionarie del ‘68 contro il perbenismo conservatore borghese,
diventa inoltre il segno dell’antimoda. Ricominciamo da qui per capire
come mai il jeans è entrato nella moda.
Il Jeans oggi
Il jeans a partire dal ‘68 diventa il primo capo globalizzato e ancora
oggi nel primo decennio del 2000 è l'unico capo d'abbigliamento
globalizzato. Per il jeans si tratta di una globalizzazione totale.
Abbigliamento differenziato per classe sociale, per età, per sesso, il
jeans è diventato un capo unico uguale per tutti, e per alcune culture
nazionali diventa l’abbigliamento trans-nazionale per eccellenza.
Il tessuto povero, forte, è legato al duro lavoro, è un tessuto che
riecheggia il coraggio, la tenacia americana verso la conquista della
sua democrazia.
Un capo che si lascia strappare, rammendare, arricchire seguendo un
pensiero personale, lasciandolo però immutato nella sua forma
essenziale.
La storia del jeans, è sottolineata dal fatto che la tela è
modificabile sul corpo, quanto più è stretto rigidamente al corpo
tanto più ne prende la sua forma.
Il jeans simbolo di ribellione giovanile diventa simbolo della
trasgressione sessuale. E’ il primo universale capo unisex. Tanto
stretto al corpo, è come una seconda pelle per chi lo indossa.
La sua storia non finisce qui, ma continua con il suo ingresso nel
mondo della moda. Compare griffato con qualche piccola variazione,
seguendo le fantasie degli stilisti.
Si ritrova contaminato da nuove tecnologie di lavaggi, o dall'utilizzo
accanto al cotone di fibre costose, arricchito da cristalli e da
pietre.
A ciascuno il suo lavaggio
Pietra pomice, sabbiatura, carteggiatura e smeragliatura. E poi
invecchiamento, colorazione con enzimi, a mano o a macchina. Insomma
non c'è pace per il jeans strapazzato per dovere di moda.
Se una volta esisteva il jeans chiaro, scuro, stone washed (lavato con
pietra pomice), oggi le cose sono cambiate notevolmente.
Compare sulla scena la parola lavaggio che identifica la tipologia di
colorazione e di invecchiamento (vintage) di un jeans.
Ogni modello viene studiato per essere realizzato in lavaggi diversi
più o meno invecchiati, strappati e consumati. Il tradizionale colore
denim spesso si mischia con enzimi variopinti tra il verde, il rosso,
il giallo o il ruggine, dando al tessuto un aspetto inedito.
Ma la vera novità è nel trattamento di invecchiamento. Al lavaggio con
pietra pomice si aggiungono delle tecniche come la sabbiatura, la
carteggiatura e la smeragliatura.
L’obbiettivo è prestare attenzione alla qualità del prodotto che si
vuole ottenere. Il procedimento con il quale si “allestisce” un jeans
è semplice ma allo stesso tempo di grande innovazione.
Il capo viene prima lavato o decolorato poi ricolorato con un enzima
che può essere di diverso colore e infine trattato con la carta
vetrata, naturalmente quest’ ultimo passaggio viene eseguito a mano.
Così ogni capo è unico, irriproducibile, diverso dagli altri.
Curiosità
Presto avremo i jeans che rispettano l'ambiente. Un’equipe di genisti
in California ha messo a punto una tintura eco-compatibile capace di
donare il classico colore blu ai jeans.
Attraverso un batterio Escherichia Coli geneticamente modificato, la
grande industria potrebbe così abbandonare il vasto impiego di
sintetici ritenuti molto dannosi per l'ambiente e la salute.
Un’altra azienda statunitense presenta il modello P0 (P zero)
realizzato in tessuto Denim con 70% cotone e 30% klevlar, un materiale
dalle proprietà eccezionali, cinque volte più forte dell'acciaio che
permette la realizzazione di tessuti estremamente leggeri e duraturi.
Il klevlar è resistente ai tagli, alle rotture, non si deforma e non
si restringe.
Si tratta infatti di un prodotto da collezione, saranno prodotti solo
1000 paia distribuiti nei più selezionati punti vendita nel mondo. In
Italia ne arriveranno solo 20 paia.
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Tabella comparativa delle misure dei jeans |
| misure americane |
misure italiane |
| 26 |
40 |
| 28 |
42 |
| 30 |
44 |
| 32 |
46 |
| 34 |
48 |
Come si può ben vedere le misure americane per
arrivare a quelle italiane bisogna aggiungere 14, ho fatto questo
piccolo schema perché in genere nei jeans non si possono trovare
entrambe le misure, e non tutti le conoscono. |