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Il cotone
  di Fiorucci Roberta
 

Il cotone, come il lino e la lana, è una fibra naturale e come tale, è costituita principalmente da cellulosa, dalla quale deriva la capacità di assorbire una grande quantità di acqua.
È una pianta di origine tropicale il cui frutto è di forma ovoidale. Questa sorta di capsula si apre in circa quattro o cinque valve contenenti i semi: ricoperti da una peluria formata da cellulosa, più o meno lunghi, costituiscono la bambagia che è la parte dalla quale si ricava la fibra tessile vera e propria.
La pianta del cotone è formata da un arbusto alto circa 40 cm, con foglie e fiori di colore rosso o giallo. Quando il fiore viene fecondato perde i petali e in circa 25 giorni al suo posto cresce una capsula circondata da una foglia chiamata brattea. Quest'ultima è sostenuta da un calice ed è caratterizzata nella sua estremità inferiore da una forma tondeggiante, somigliante ad una goccia. Dentro la capsula sono presenti i semi, da cinque a otto circa, sui quali si sviluppa la fibra. Raggiunta la maturazione si apre in quattro parti mostrando il batuffolo di cotone. Dentro la capsula sono presenti i semi, 5 o 8 circa, sui quale si sviluppa la fibra.
Il nome scientifico del cotone è Gossypium e comprende varie specie coltivate, sia erbacee che arborescenti, diffuse in un'area vastissima che raggiunge il quarantesimo grado di latitudine dalle due parti dell'equatore.
E’ quindi una pianta che necessita di un clima molto caldo, di molta acqua durante il suo sviluppo e di un clima asciutto nel periodo della maturazione dei frutti e della raccolta.
A seconda delle zone, viene seminato in un periodo che va da metà marzo a metà aprile. Giunge a fioritura dopo circa due o tre mesi quando il fiore appassisce e compare il bioccolo bianco e peloso.
La raccolta è prevista entro 10 giorni circa dall'apertura della capsula e può essere fatta a mano o con l'utilizzo di macchinari. Quella manuale è sicuramente la più costosa ma è quella che allo stesso tempo garantisce un prodotto di qualità elevata. Si effettua, infatti, una prima selezione privilegiando solamente le fibre ben mature ed eliminando i corpi estranei: frammenti di foglie, capsule, steli, ecc. raggiungendo quindi i migliori risultati. Il raccolto, a questo punto, viene depositato in magazzini di conservazione e sottoposto ad un essiccamento naturale (esposizione all'aria) o artificiale (avviene in appositi seccatoi). In questo modo si evita l'autocombustione del prodotto per fermentazione.
Si prosegue con la sgranatura (procedimento che si effettua per eliminare la fibra dal seme per mezzo di macchine dette sgranatrici), imballaggio e spedizione.
Il cotone grezzo è quindi costituito sia dalla fibra che dal seme: risulta diviso nello strato peloso che ricopre il tegumento esterno dopo l'eliminazione della fibra tessile (utilizzato per la produzione di cotone idrofilo) e nel seme vero e proprio che, essendo ricco di olio, viene usato per la produzione di margarine o destinato alle industrie dei saponi.
Le fibre del cotone sono costituite da lunghi polimeri di cellulosa dello stesso tipo di quelli che si trovano nella polpa del legno. Il cotone però si differenzia da questi grazie al fatto che le sue catene molecolari sono più lunghe e con un più alto grado di cristallinità. Catene più lunghe e maggiore cristallinità significano una forza superiore e migliori proprietà fisiche e chimiche.
Al microscopio la fibra appare a forma di nastro, con circonvoluzioni a spirale e risulta costituita, in sezione dall'esterno, da:

  • CUTICOLA, membrana molto sottile di natura non cellulosica (cere, proteine, ecc.);
  • PARETE PRIMARIA, fibre molto fine che si intersecano tra loro;
  • PARETE SECONDARIA, fibre tessili disposte secondo spirali con angoli diversi rispetto all'asse della fibra;
  • LUMEN, parte più interna che contiene sostanze non cellulosiche e di natura proteica che hanno funzione di condensare gli zuccheri prodotti dalla fotosintesi in molecole di cellulosa.

    La fibra viene classificata secondo caratteristiche che prendono in considerazione la lunghezza, la finezza, la resistenza, l'elasticità, il colore, la maturità e la pulizia:
     
  • LUNGHEZZA: è una delle proprietà di maggiore rilievo perché da questa dipende la grossezza, cioè il ‘titolo’ del filato. Quanto maggiore è la lunghezza delle fibre tanto più è pregiato il filato che si può ottenere;
  • FINEZZA: è in stretta relazione con la lunghezza ed è sempre una caratteristica molto importante; da questa dipende il numero di fibre contenuto nella sezione del filato e quindi la resistenza del filato stesso. Quest'ultima a sua volta dipende dalla finezza e dalla maturazione delle fibre;
  • ELASTICITA’: dipende dal grado di maturazione della fibra e dal grado di umidità che contiene. Una fibra è definita elastica quando sottoposta ad una debole tensione si allunga senza rompersi e, cessata la tensione, riprende l'originaria lunghezza;
  • COLORE: non si tratta solo di quanto possa essere bianca una fibra ma anche di quanto risulti brillante e di come il suo colore sia uniforme;
  • MATURITA’: la maturità di un cotone può essere verificata stringendo nella mano una massa di fibre. I cotoni immaturi mantengono per molto tempo le pieghe create con la compressione della mano. Per essere matura, inoltre, una fibra deve presentare al microscopio certe caratteristiche come torsioni naturali e ripiegamenti ai bordi (cotoni fino medi), striature longitudinali (per i cotoni grossi) e la completa formazione della parete secondaria;
  • PULIZIA: è la caratteristica che ci interessa maggiormente perché è quella da cui dipende il valore commerciale del cotone. Si intende l'assenza di corpi estranei, impurità, frammenti di foglie, terra, ecc.

La fibra di cotone venne utilizzata sin dai tempi molto antichi, addirittura preistorici, quando gli uomini scoprirono la possibilità di ritorcere i suoi filamenti per farne lacci, reti, ecc. Anche la filatura e la tessitura hanno allo stesso tempo origini molto antiche: giunsero però sulla scena mondiale molto tempo dopo, almeno duemila anni prima dell'era cristiana.
Sono dei reperti archeologici, rinvenuti nell'America Centrale, Meridionale, nell'Egitto, in Africa e in India, a dimostrare che in questi luoghi, per primi, si sia sviluppata la coltivazione della pianta.
La coltivazione del cotone ebbe origine contemporaneamente sia in Asia che in America ed India. All'epoca greca il cotone fece la sua comparsa in Europa importato dall'India, dall’Egitto e dalla Cina, ancora prima della scoperta del Nuovo Mondo.
I mercanti levantini e poi gli Arabi diedero inizio, in epoca precristiana, ai traffici di manufatti di cotone. Nel frattempo il suo uso e la sua coltivazione si erano diffusi in molti paesi mediterranei ed africani.
In Egitto si affermò per le sue qualità sin dai tempi antichi, mentre i Fenici lo coltivarono in Sicilia, gli Arabi in Spagna (fin dal Medioevo) e via via in tutto il mondo la fibra si prestò a diverse applicazioni. Per secoli fu considerato una fibra di lusso, riservata a pochi, perché veniva lavorata manualmente ed il suo impiego di conseguenza era destinato solo a determinati usi.
In America l'industria del cotone assunse sviluppo dalla fine del Settecento mentre, in Europa, da fine Seicento. La produzione su vasta scala di tela di cotone trovò largo impiego nei tendaggi e sostituì via via i tessuti stampati provenienti dall'India.
E’ verso la fine del XVIII secolo comunque che il cotone inizia ad affermarsi negli usi più disparati grazie all'invenzione delle macchine per la filatura.
Per le sue condizioni climatiche l'Europa ne produce poco. Sono invece gli Stati Uniti, a fornire un terzo della produzione mondiale.
La coltura del cotone si sviluppò negli Stati del sud grazie al clima favorevole e all'abbondanza della manodopera negra. Nonostante la crisi della Guerra di Secessione e quella dovuta al BOL WEEVIL (peste del cotone) alla fine del XIX secolo le superfici coltivate continuarono ad accrescersi.
L’America, il Messico e il Brasile sono produttori notevoli così come ne troviamo in Asia: da una parte l’URSS grazie alle piantagioni dell'Asia centrale, dall'altra i produttori tradizionali (Cina, India, Pakistan).
Il mercato mondiale è tuttora dominato dagli Stati Uniti, dall'India e dall'Egitto che sono ancora i principali esportatori.

La denominazione ed il valore della fibra sono dati dal luogo di provenienza e ognuna ha una precisa nomenclatura per ciascuna varietà. Nel mondo del commercio il cotone viene sottoposto a tale classificazione:

  • COTONE SEA ISLAND (America Settentrionale) che ha una fibra setosa e proprio per questo è ritenuto quello di qualità più elevata. E’ utilizzato per lavorazioni raffinate. La lunghezza della fibra varia da cm 3,8 a 6,3 ed ha un colore bianco;
  • COTONE EGIZIANO noto con il nome di makò, è caratterizzato da un colore molto bianco. La lunghezza della sua fibra va da cm 3,1 a 3,8;
  • COTONE AMERICANO ‘upland’ è a fibra corta (cm 1,9 a 2,5). Prende il nome a seconda della provenienza (Texas, Mississipi, ecc.);
  • COTONI INDIANI ‘Madras’,’Surat’ hanno fibre ancora più corte e sono il più delle volte di qualità scadente. Tranne i tipi migliori, utilizzati per filati grossi, non sono impiegati in filatura.

Essendo una fibra di origine vegetale è molto resistente alla bollitura ed alla stiratura. Ha un'alta capacità di assorbire l'umidità, è un buon conduttore e favorisce la dispersione del calore corporeo.
Tra i suoi difetti troviamo la scarsa elasticità, un alto grado di restringibilità e una certa sgualcibilità. Si differenzia dalle altre fibre perché la sua tenacità aumenta con l’umidità e si degrada solo a temperature molto alte (superiori a 150°), non perde elasticità a basse temperature.
Può essere lavato a mano o in lavatrice, senza problemi, in quanto allo stato umido aumenta la sua resistenza. La temperatura può essere elevata (90°) ed i detergenti possono essere basici (i più forti).
Occorre però evitare l'asciugatura diretta alla luce del sole in quanto la fibra tende ad ingiallire.
Il cotone trattato a freddo in una soluzione del 15-20% di soda caustica acquista lucentezza e resistenza superiore, si tinge meglio ed è più stabile nelle dimensioni. Il cotone così trattato è noto con il nome di mercerizzato e rispetto al cotone normale è elastico. La mercerizzazione effettuata a bassa temperatura (10°) trasforma il filato ottenendo capi di mano migliore, con maggiore lucentezza e igroscopicità e affinità tintoriale.
Prima della mercerizzazione il cotone viene gasato per eliminare la peluria di superficie. Il filo viene quindi passato a velocità sostenuta all'interno di una fiammella.
Trattandolo con l'ammoniaca si ottengono risultati simili alla mercerizzazione con minor spesa e danno ecologico.
Trattando invece il cotone con acqua e vapore in apposite macchine si ottiene la sanforizzazione che altro non è che una stabilizzazione delle dimensioni mediante trattamento con vapore, pressatura e asciugatura.
Nelle macchine per sanforizzare il tessuto è obbligato a seguire l'allargamento e successivamente la contrazione superficiale di un feltro senza fine avvolto su un tamburo così da ottenere il restringimento della trama e l'accorciamento nel senso dell'ordito.
Il Filo di Scozia si distingue invece dagli altri cotoni per robustezza, brillantezza, tenacità e ancora per la lunghezza della fibra. Si ricava dal cotone egiziano e quindi da una materia di prima categoria, il miglior filo a fibra lunga, il quale è sottoposto ad un rigoroso trattamento che consta di 5 fasi:

  • pettinato: operazione che tende ad eliminare le fibre più corte e deboli;
  • ritorto e doppiato: unito in due fili di qualità identica. La ritorcitura dona alla fibra una robustezza doppia rispetto al filato di origine;
  • gasato: fatto scorrere sulla fiammella per togliere le fibre sporgenti ed acquistare omogeneità, levigatezza e brillantezza;
  • mercerizzato in matassa: immerso in un bagno speciale con le fibre in tensione. In questo modo il filato assorbe la traspirazione naturale e si asciuga facilmente lasciando sulla pelle una sensazione di freschezza;
  • tinto.

Un filato unico per le caratteristiche di morbidezza, irrestringibilità, brillantezza e comfort sulla pelle che deriva dalla sua capacità di assorbire e disperdere la traspirazione naturale del corpo.
A partire dagli anni ‘60 sul commercio troviamo una fibra prodotta dalla polpa di legno degli alberi: il modal. Parliamo di una varietà del ryon, fibra artificiale rigenerata dalla cellulosa che si sta sempre più affermando nel mondo del commercio. I tessuti fatti di modal non si sfibrano, ristringono e scoloriscono meno del cotone. Sono lisci, morbidi e stirabili come il puro cotone.
Il cotone idrofilo o lana di cotone è invece un tipo di cotone sottoposto a cardatura ed a procedimenti chimici come il candeggio, che eliminano dalle fibre le sue sostanze resinose e grasse, rendendolo atto all'assorbimento dell’acqua.
Spesso nell'abbigliamento il cotone viene unito ad un altro materiale, il tactel, costituito da microfibra ad alta densità, elastica e sottile, che dona al tessuto molte caratteristiche:
estremamente piacevole al tatto, morbido e dai colori brillanti;

  • è soffice sulla pelle e traspirante;
  • si asciuga velocemente e può essere lavato in lavatrice;
  • resistente all'acqua è ideale per lo sport.
 
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